assessore laura di pietro pescara

A DOMANI

by • agosto 1, 2015 • locali, News, Riflessioni a 5 StelleComments (0)676

[ ...A DOMANI ]

E poi rimani di stucco – ancora una volta – nel renderti conto che, lì dentro, oggi è ancora ieri.

< Un cambio. Un rimpasto. Una nuova squadra. Ecco a voi la donna! >

Sorridono e lo annunciano con orgoglio, come se fosse una misura positiva della loro stessa capacità, e non invece quello che realmente è: un episodio già visto di una narrazione politica priva di credibilità, di coerenza, di spina dorsale, che si nutre, e crede di nutrire i propri elettori, con colpi di scena o maquillage che non riescono a coprire o nascondere, come vorrebbero, l’ avvilente strumentalizzazione che il loro governo cittadino fa della figura della donna.

Ancora una volta il “femminile” diviene mero oggetto o banale simbolo per comunicare – in un racconto privo di identità, di forza e di senso – la volgare superiorità (o la deprimente manifestazione di potenza) di uomini politici con la “u” minuscola che, all’interno di una famiglia di governo sempre più irrigata da nervature e dinamiche fratricide, guarda e usa la donna come strumento per garantire equilibri e logiche di partito.

Le “figlie di”, le “amiche di”, le “segnalate da”, non rispecchiano il mondo delle Donne che abitano la vita reale e che, nelle quote rosa di una politica espressione maschia più che maschile, trovano la propria ‘diminutio’ e non la propria valorizzazione.

Le “donne di” non rappresentano le tante, tantissime Donne talentuose, determinate, forti che vivono il mondo reale e che non si lasciano costruire strade da altri – che siano amici, amanti, padri o mariti – e né decidono di percorrerle godendone i benefici e i privilegi non meritati, ma sono Donne dotate di inventiva, di creatività, di intuizione, di intraprendenza e di ONESTA’ INTELLETTUALE attraverso cui, mettendosi realmente in gioco, decidono di costruire il proprio domani e le proprie opportunità lavorative e professionali con l’orgoglio e la fierezza di ESSERE e sentirsi libere.

Ma a Palazzo di Città, oggi é sempre ieri.

E’ ancora l’idea del dopoguerra di una donna vista come bambina o come proprietà – come scrisse Clarissa Pinkola Estés – che non é evidentemente poi così lontana da quella di donna che, oggi, viene raccontata solo come espressione di uomini (o del loro potere). Come un banale riflesso commercialmente più vendibile su un mercato elettorale che chiede e va sfamato.

E non importa se la meritocrazia non trova spazio.
Ancora una volta.

Non importa se, ancora una volta, è stato negato l’accesso a selezioni pubbliche che possano consentire di attingere a quel bacino così ampio di Donne capaci, competenti, preparate che rendono viva la nostra città e che, per questo, possono ambire anche a governarla.

Il benessere collettivo è già stato schiacciato dalle strategie di partito, dal calcolo dei voti e dai ricatti politici. E le voci fuori coro sono state già debitamente soffocate sul nascere.

Chi dirà pubblicamente che è un atto imperdonabile equiparare il valore della donna alla sua capacità di essere solo il peso in una bilancia di voti o una semplice contropartita per garantirsi un equilibrio che non c’è?

Le donne della maggioranza di governo? No. Perché lo hanno già accettato. Oggi come ieri. Quando alle nostre parole di verità seguirono minacce dalla loro parte politica e di fronte alle minacce esplosero i loro colpevoli silenzi.

E allora cosa c’è di nuovo nel Partito Democratico che cambia verso? Dov’é quel nuovo modo di governare promesso e sbandierato per prendere voti?
L’utilizzo di giovani “donne di”, quali strumenti di transazioni e negoziazioni sarebbe l’elemento di novità, di giustizia, di garanzia?

Chapeau.

Nel fare di un leader si concretizza la sua visione e se le storie di futuro, quali promesse confezionate in campagna elettorale, non si trasformano in storie di fatti, allora la narrazione politica è solo menzogna e perdita di fiducia, di credibilità, di spessore verso un leader, un Sindaco, la cui politica è pura incoerenza con la sua storia che viene così costantemente sbugiardata dai fatti che parlano, raccontano e ne mostrano la vera natura.

Eccola la vera natura, sì, quella di un governo cittadino che si è rivelato essere quello del compromesso, del “vorrei, ma non posso”, “del potrei, ma non voglio”, del “dovrei, ma non faccio”.

Del potere alle donne, solo però, se espressione di un uomo.

Il risultato?

Un racconto politico decadente, il cui senso della narrazione portante si é sviluppato attorno a due sole direzioni: le NON – scelte sul piano dell’agire politico e le scelte NON meritocratiche su quello delle relazioni. Tutto in un teatro, da un palcoscenico di fronte a spettatori annoiati dall’incapacità di attori (NON) protagonisti che, non riuscendo ad attivare sintonia, empatia, risonanza, sorprendono solo per scivoloni o cadute di stile degne di un copione di quart’ordine.

E per questa ultima interpretazione chi batterà le mani?
Nessuno.

Perché nell’oggi che è ancora ieri, è sempre più forte il desiderio di voler costruire, senza di loro, il NOSTRO DOMANI.

…A DOMANI.

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