Affari e veleni

by • aprile 29, 2013 • localiComments (0)783

bussi2A proposito dell’attacco ambientale all’Abruzzo regione Verde d’Europa, mentre il governo rilascia concessioni petrolifere a tutto spiano, mentre la Regione Abruzzo accoglie rifiuti dalle regioni vicine, mentre sorgono impianti a biomasse come fossero funghi cominciamo ad avere un’idea più precisa di cosa è realmente successo a Bussi negli anni passati in spregio all’ambiente e alla salute pubblica. Questo il comunicato stampa del WWF

Disastro ambientale di Bussi: anche la diossina nei terreni. Falda profonda e superficiale con decine di sostanze tossiche e/o cancerogene migliaia di volte oltre i limiti di legge. WWF: emerge un quadro della contaminazione ancora più grave, alcuni contaminanti continuano a fuoriuscire dall’area, servono azioni immediate.

“Un disastro ambientale di enorme entità, terreni e falde contaminate da decine di sostanze con valori migliaia di volte oltre i limiti di legge; come se non bastasse, accertata anche la presenza della diossina” il WWF diffonde i dati dei monitoraggi sulla contaminazione del sito di Bussi in Provincia di Pescara.

L’associazione, dopo un laborioso lavoro di accesso agli atti presso vari enti, è in grado di diffondere i dati più recenti relativi ad una parte consistente del Sito Nazionale per le Bonifiche di Bussi, una delle 37 aree più inquinate d’Italia secondo il Ministero dell’Ambiente, perimetrato con Decreto nel 2008 a seguito dei sequestri operati dal Corpo Forestale dello Stato nell’area nel 2007.

I monitoraggi ambientali sono quelli realizzati dalla società Environ per conto dell’attuale proprietaria del sito industriale, la Solvay SPA. Ricordiamo che sulla base del Testo Unico dell’Ambiente, il D.lgs.152/2006, anche il proprietario non responsabile della contaminazione di un sito è obbligato a realizzare un Piano di Caratterizzazione e a mettere in atto la cosiddetta Messa in Sicurezza d’Emergenza affinché i contaminanti non fuoriescano dal sito, con un adeguato piano di monitoraggio. Sottolineiamo che la società Solvay è stata riconosciuta quale parte civile nel procedimento penale in corso, che lo scorso 18 aprile ha visto il rinvio a giudizio in Corte di Assise, per reati gravissimi come avvelenamento delle acque e disastro ambientale, di 19 persone riconducibili alla precedente proprietaria del sito, la Montedison. L’ISPRA, per conto dell’Avvocatura dello Stato, ha stimato un danno ambientale di 8,5 miliardi di euro e una contaminazione di circa 2 milioni di mc di terreni, oltre a quella relativa all’acqua di falda.

La Solvay ha realizzato due sistemi di messa in sicurezza d’emergenza, uno per la falda superficiale e uno per la falda profonda, nonché alcuni interventi relativi a piccolissime aree di rimozione di hot-spot di contaminazione di terreni. Si tratta del sistema “pump and treat” in cui si crea una cosiddetta barriera idraulica al limite dello stabilimento. L’acqua viene pompata in superficie da alcuni pozzi allineati e trattata con filtri a carbone attivo per estrarre i contaminanti.

I dati dei monitoraggi realizzati dal privato, validati dall’Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente (ARTA; l’agenzia è presente ai campionamenti e realizza “contro-analisi” sul 10% dei campioni) costituiscono il riferimento per tutte le azioni di bonifica del sito e, sono, quindi, pubblici. Infatti sono stati discussi nel corso dell’ultima conferenza dei servizi svoltasi presso il Ministero dell’Ambiente lo scorso 6 dicembre 2012.

I dati presentati oggi si riferiscono esclusivamente all’attuale area di proprietà Solvay e ad alcuni pozzi/piezometri posti a valle dell’area industriale nella Valle del Pescara alla confluenza tra il fiume Tirino e il Pescara. Altri dati, relativi alla situazione di contaminazione generale dei terreni e delle varie aree contermini al sito industriale sono stati già presentati dall’associazione durante una conferenza stampa svoltasi nel 2010 (riportati nella Tabella 4 che si allega di nuovo).
Per quanto riguarda il monitoraggio delle falde, lo schema segue un criterio di questo tipo, da monte verso valle, seguendo, molto schematicamente la direzione di flusso della falda:

  • Pozzi/piezometri nell’area industriale posta attorno al fiume Tirino;
  • Pozzi di barriera idraulica per la Messa in Sicurezza (pump and treat) nell’area industriale;
  • Pozzi “spia” posti ai confini dell’area industriale a valle della barriera idraulica; questi pozzi servono per verificare l’efficienza e l’efficacia dei sistema di trattamento;
  • Pozzi nella Valle del Pescara alla confluenza del Tirino con il Pescara posti al di fuori dell’area industriale per verificare l’eventuale presenza di altri apporti di contaminanti da monte. Ricordiamo, infatti, che il sito di Bonifica si estende anche in altre aree poste lungo il fiume Pescara, come la discarica Tremonti (si vedano le 2 mappe allegate della Environ, modificate dall’associazione per evidenziare la posizione dei principali elementi, come fiumi, barriere idrauliche, pozzi spia e pozzi nella Valle del Pescara e discarica Tremonti)

La situazione nell’area industriale a monte delle barriere idrauliche nel 2012
Il quadro di contaminazione riscontrato nell’area industriale è sconfortante. Su 43 parametri presi in considerazione (singole sostanze o gruppi di sostanze, tutte tossiche e/o cancerogene) per 35 sono stati riscontrati superamenti delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione (o dei limiti indicati dall’Istituto Superiore di Sanità) per la falda superficiale e 23 per la falda profonda. La stragrande maggioranza dei piezometri della rete di monitoraggio posta all’interno dell’area industriale evidenzia superamenti dei limiti.
Alcune sostanze mostrano superamenti di enorme entità: il cloroformio 453.333 volte i limiti nella falda superficiale e 46.607 volte nella falda profonda; il tricloroetilene 193.333 volte nella falda superficiale e 156 nella profonda; il mercurio 2.100 volte nella falda superficiale; il diclorometano 1.073.333 volte in falda superficiale e 3.267 volte nella falda profonda; il tetracloruro di carbonio 666.667 volte nella falda superficiale e 3733 volte nella falda profonda.

I pozzi spia sull’efficienza/efficacia del sistema di trattamento
Il sistema di trattamento è in grado di ridurre drasticamente il livello della contaminazione ma non riesce ad abbattere sotto la soglia di contaminazione alcune sostanze. Tra il 2007 e il 2012, 9 parametri sono risultati comunque superare la Concentrazione Soglia di Contaminazione per la falda superficiale e 3 per la falda profonda. In particolare il monocloroetilene ha avuto picchi di 106 volte il limite di legge per la falda superficiale e 264 volte per la falda profonda; inoltre superamenti si sono verificati anche recentemente nei monitoraggi del 2012. Pertanto, come evidenziato anche dal Ministero dell’Ambiente nell’ultima conferenza dei servizi, alcune sostanze continuano a fuoriuscire dal sito nonostante il trattamento. A tal proposito il WWF ha inviato una circostanziata lettera al Ministero e ai vari enti sollecitando l’adozione di misure completamente efficaci.

I pozzi nella Valle del Pescara
La situazione peggiora andando verso valle nei pozzi/piezometri che monitorano la falda nell’area della confluenza del fiume Tirino con il Fiume Pescara. Nel biennio 2011-2012 per la falda superficiale ben 11 parametri sono risultati essere oltre i limiti di legge, mentre per la falda profonda sono stati 12 i parametri non conformi. Tra questi, sostanze estremamente tossiche e/o cancerogene come, a mero titolo di esempio, il benzene (33 volte i limiti nella falda superficiale) il monocloroetilene (132 volte nella falda superficiale e 112 volte nella profonda), l’esacloroetano (16 volte nella falda superficiale e 152 volte nella falda profonda).
Pertanto esistono lungo il Pescara ulteriori fonti di contaminazione.
Ricordiamo, tra l’altro, che a monte di questi punti di monitoraggio abbiamo la discarica abusiva Tremonti.

Terreni
Nel 2011 la Environ per conto della Solvay ha proceduto a ricercare in campioni di suolo posti all’interno del sito industriale le diossine e i furani, sostanze estremamente pericolose. Su 29 campioni ben 9 sono risultati avere valori superiori ai limiti di legge per le aree industriali (se si prendesse a riferimento il limite per le aree a destinazione verde/residenziale sarebbero 16). Il campione più contaminato presentava un valore di 23,7 volte il limite di legge per le aree industriali (237 volte se si dovesse prendere in considerazione i limiti per le aree a verde/residenziale, qualora si volesse riportare il sito a questi usi). Dichiara Augusto De Sanctis, referente acque del WWF Abruzzo “La situazione di compromissione dell’ambiente a Bussi è veramente drammatica, uno dei posti peggiori in Italia e in Europa. Servono immediati provvedimenti, sia per rendere completamente efficaci gli interventi di messa in sicurezza di emergenza in tutte le aree, sia quelle industriali che quelle circostanti, per evitare la diffusione verso valle degli inquinanti. In alcune zone gli interventi di messa in sicurezza di emergenza devono iniziare, quando la legge prevede che siano attuati entro le 24 ore dalla scoperta della contaminazione. Altre aree all’interno del perimetro devono addirittura essere caratterizzate, a 5 anni dall’istituzione del Sito Nazionale per le Bonifiche. In generale, bisogna procedere alla bonifica. L’obiettivo è quello di riportare un’area posta tra il Parco Nazionale della Majella e il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ad una qualità ambientale elevata, in considerazione dell’enorme importanza dell’area sotto il profilo idrogeologico, in quanto in questo sito scorre quasi tutta l’acqua della regione. Esistono esempi magnifici di siti riportati alla vita, come è accaduto in Germania nella Rurh dove in poco più di 10 anni, chiamando le migliori menti del Paese e stanziando adeguate risorse, decine di siti inquinati sono diventati parchi e aree di richiamo turistico (parchi a tema; percorsi; musei). Riteniamo altresì indispensabile che gli enti assicurino la costante informazione circa i risultati dei monitoraggi come previsto dalle norme europee e dal D.lgs.195/2005 sulla trasparenza dei dati ambientali che prevede che ogni anno chiunque detenga la banche dati sui monitoraggi ambientali debba renderle pubbliche ed accessibili via WEB. Spiace evidenziare che il Ministero dell’Ambiente è in questo senso inadempiente, così come il Commissario delegato Arch. Adriano Goio, nonché gli organismi regionali e locali, e questo nonostante le chiare indicazioni sul coinvolgimento dei cittadini contenute nella mozione approvata all’unanimità dalla Commissione Rifiuti della Camera sul sito di Bussi nel 2008. Particolarmente grave è l’assenza di dati, evidenziata anche nell’ultima conferenza dei servizi del 6 dicembre 2012, sulla situazione della discarica Tremonti e delle aree contermini. Infine, è grave che la Val Pescara non sia stata ricompresa nello studio epidemiologico SENTIERI realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità, che ha coinvolto gran parte dei siti nazionali di bonifica con risultati estremamente allarmanti sugli effetti degli inquinanti che si ritrovano in queste aree sulla salute delle comunità. Il WWF già nel 2007 chiese con un sit-in lo svolgimento di un’approfondita indagine epidemiologica anche in considerazione del fatto che per decenni fu captata e immessa nella rete acquedottistica acqua contaminata dai Pozzi S. Angelo, posti immediatamente a valle del sito di Bussi, ora fortunatamente chiusi grazie alla denuncia del WWF e di Maurizio Acerbo, allora deputato di Rifondazione Comunista. Fu costituito un gruppo di lavoro (la ASL incredibilmente mandò il responsabile del SIAN sottoposto a procedimento penale proprio per questi fatti!) che si arenò subito, anche in considerazione dello stato pietoso delle banche dati delle ASL relative ai dati di base come la mortalità nella popolazione e l’assenza del registro dei tumori. La situazione di Bussi deve essere considerata prioritaria da tutte le pubbliche amministrazioni coinvolte”.

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