Agenda Grillo – Rimborsi elettorali

by • gennaio 31, 2013 • ProgrammaComments (0)785

thn_39729Il finanziamento pubblico ai partiti politici viene introdotto in Italia nel 1974 con la legge Piccoli per rassicurare l’opinione pubblica scossa da alcuni scandali di corruzione: si pensava che, attraverso il sostentamento diretto dello Stato, i partiti non avrebbero avuto più bisogno di collusione e corruzione da parte dei grandi interessi economici. Dopo quarant’anni la cronaca ci mostra di quanto le intenzioni e le previsioni originarie si siano dimostrate nei fatti disattese.

Nel 1978, dopo appena quattro anni, i radicali proposero un referendum per l’abolizione dei finanziamento pubblico e già allora ben il 43% dei cittadini si mostrò contrario ai trasferimenti di denaro pubblico ai partiti. Da allora queste somme si sono rivelate all’origine di molti degli scandali di corruzione che si sono succeduti nel nostro Paese e questo sistema venne reiteratamente e da più parti criticato fino allo scoppio dello scandalo di tangentopoli. In quel clima, in occasione di un nuovo referendum (1993) oltre il 90% dei cittadini votò per l’abolizione del finanziamento pubblico. I partiti però non si diedero per vinti e già il 10 dicembre 1993 approvarono l’aggiornamento della esistente legge sui “contributi per le spese elettorali” assegnandosi subito ingenti somme per le elezioni del 1994.

Con le successive, scandalose modifiche (L. 157 del 3 giugno 1999, L. 156 del 26 luglio 2002, L. 51 del 23 febbraio 2006), passate sostanzialmente indenni al vaglio di un’opinione pubblica distratta e ammansita anche grazie alla complicità della maggior parte dei media, risulta come – a 15 anni dal referendum che manifestava chiara la volontà degli elettori di eliminare il finanziamento pubblico – le somme trasferite dal bilancio statale ai partiti politici siano addirittura decuplicate passando da 47 a 503 milioni di euro (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-04-06/partiti-spendono-euro-incassano-100809.shtml?uuid=AbGBlrJF).

Il Movimento 5 Stelle è da sempre contrario al finanziamento pubblico dei partiti, nella convinzione che la politica debba tornare ad essere impegno civile piuttosto che una professione, e che le somme trasferite siano state, negli ultimi quarant’anni, una delle principali fonti di corruzione e di sperpero di denaro pubblico. Al fine di consentire una vera pluralità e permettere a tutti di contribuire con le proprie idee al confronto democratico sarebbe opportuno che lo Stato consentisse a tutti i cittadini organizzati in partiti, movimenti e associazioni, a condizioni agevolate e di reale di parità, l’accesso ai mezzi di informazione (accesso libero e gratuito alla rete, spazi televisivi e su altri media
garantiti, contribuiti per la fruizione di spazi associativi, spese tipografiche e quant’altro necessario), con l’obbligo di rendicontazione precisa e puntuale delle spese effettuate, pur concedendo ai partiti di autofinanziarsi tramite i contributi volontari di iscritti e simpatizzanti.

E queste non sono semplici promesse elettorali perché nelle 3 regioni dove siamo presenti (Emilia Romagna, Piemonte e Sicilia) abbiamo già rinunciato a circa 3 milioni di euro. E gli altri continuano a promettere senza far niente. Ma la pacchia sta per finire.

Ci vediamo in Parlamento, sarà un piacere.

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