Dopo l’attacco dal mare ecco quello da terra

by • agosto 13, 2013 • localiComments (0)625

petrolio2Come promesso dall’allora Ministro Passera, l’Abruzzo sarà il nuovo distretto petrolifero dell’Italia. Più che una promessa, a noi abruzzesi, apparve una minaccia. A distanza di qualche mese verifichiamo che queste promesse, quelle sullo sfruttamento del territorio a discapito del bene comune, vengono sempre mantenute dai nostri politici.

Cosa sta accadendo?
In provincia di Teramo, nei comuni di Campli, Bellante, Tortoreto, Controguerra, Corropoli, Mosciano Sant’Angelo, Nereto, Sant’Omero, Torano Nuovo, Tortoreto e Spinetoli (Ascoli Piceno), è stato concesso un permesso di ricerca di idrocarburi denominata Colle dei Nidi. La superfice interessata è di 83,19 kilometri quadrati (più del doppio della superfice del comune di Pescara) e il canone annuo della concessione è pari a 429,00 miseri euro.

Chi ha deciso di concedere il permesso?
Il decreto è stato firmato dal Ministero delle attività produttive il 12 luglio 2013, mentre l’ultimo assenso della Regione Abruzzo è datato 24 gennaio 2013.

Leggendo le carte si evince che la conferenza dei servizi sulla richiesta di permesso è andata deserta, cioè tutti gli invitati a partecipare non si sono presentati; vorremmo sdapere se tra gli invitati, oltre alla Regione Abruzzo che, anche in questo caso, dimostra il proprio silenzio-assenso, c’erano anche i sindaci dei paesi coinvolti.

Quali sono le società coinvolte?
Con l’immancabile Medoilgas Italia S.p.A (la stessa di Ombrina Mare), che detiene il 25 % della quota del permesso, c’è la Gas Plus Italiana S.r.l. con il 65 % di partecipazione e la Petrorep Italiana S.p.A. con il 10 %. Il rappresentante unico è la società Gas Plus Italiana S.r.l.

Perché il NO a tutte le petrolizzazioni nel territorio italiano:
Assistiamo ad uno sfruttamento continuo e totale del nostro territorio; le ricadute economiche sono devastanti. Nessun vantaggio per il territorio – 429 euro annui di canone ci sembrano una presa in giro – che viene sfruttato e sottoposto a rischio inquinamento; in un territorio fragile come il nostro in cui i terremoti sono frequenti e i controlli sugli impianti di stile italiano (cioè inesistenti) non possiamo permetterci ulteriori insediamenti ad alto rischio inquinamento; pochissima la ricaduta occupazionale, irrisorio l’indotto prodotto dalle attività legate agli idrocarburi. Il rischio per l’ambiente, già abbastanza provato dalle emergenze esistenti, sono inaccettabili. Il nostro territorio deve puntare sul turismo, sull’ambiente e i beni culturali.

Considerando che il permesso di ricerca è stato conferito in attuazione della Strategia Energetica Nazionale (dm 8 marzo 2013 la sveltina di Passera – Clini) e che probabilmente quella SEN non poteva regolamentare nulla sugli idrocarburi, il MoVimento 5 Stelle attuerà tutte le azioni politiche e legali per fermare la petrolizzazione dell’Italia che, a chiacchiere, nessuno vuole.

A breve avvieremo una campagna regionale di informazione della cittadinanza e chiederemo (di nuovo) a tutti i politici abruzzesi di schierarsi e votare a favore delle proposte di legge che bloccano ogni possibilità di attività legata agli idrocarburi.

Movimento 5 Stelle Abruzzo

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