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I vaneggiamenti di Chiodi e Caputi sull’acqua pubblica

by • novembre 29, 2013 • Ambiente, Argomenti, Comunicati, locali, NewsComments (0)878

Chiodi sostiene che in Abruzzo “il sistema di affidamento diretto alle società in house potrebbe saltare…la legge nazionale prevede infatti che per affidare in house il servizio le Spa dovranno dimostrare di essersi sottoposte a controllo analogo, di adeguarsi agli indirizzi di Ato e Commissario unico regionale e soprattutto di avere il requisito di affidabilità dal punto di vista finanziario ed economico”. Tesi evidentemente ispirata dal Commissario unico regionale, Pierluigi Caputi, il quale, il 28 ottobre scorso, ha inviato una nota con la quale intima alle società di gestione abruzzesi di redigere una relazione con cui attestino la conformità degli affidamenti alle norme europee; Caputi inoltre dichiara che, in caso di relazione negativa, salteranno gli affidamenti in house “con conseguente obbligo di scelta di diversa forma gestionale”.

Ebbene, la legge nazionale cui Chiodi e Caputi fanno riferimento (art. 34, comma 21, L. 221/2012) prevede solo ed esclusivamente che i nuovi affidamenti si facciano sulla base di “apposita relazione pubblicata sul sito internet dell’ente affidante”. Entro il 31 dicembre 2013 vanno invece adeguati “gli affidamenti in essere alla data di entrata in vigore del presente decreto non conformi ai requisiti previsti dalla normativa europea…pubblicando la relazione prevista al comma 20”. Poiché gli affidamenti in Abruzzo sono stati fatti in favore di società interamente controllate dai comuni appartenenti agli Ato e contengono una precisa data di scadenza essi sono pienamente conformi alla normativa europea e dunque non c’è nessun adeguamento da fare né relazione da pubblicare (tantomeno da parte del soggetto gestore).

Nessuna decadenza automatica né obbligo di fare le gare per fare entrare i privati. Cari Chiodi e Caputi: giù le mani dall’acqua pubblica!

Altro discorso va invece fatto in merito al rispetto delle convenzioni da parte dei soggetti gestori e dell’effettivo esercizio del controllo analogo da parte degli Ato. Chiodi sostiene che “la Regione non può utilizzare i suoi poteri sostitutivi perché non è socio delle aziende e solo le amministrazioni locali possono agire per chiedere verifiche contabili e rispetto dei parametri economici e di qualità del servizio”. Niente di più falso! L’art. 152 D. Lgs. 152/2006 prevede espressamente che nel caso in cui l’Autorità d’Ambito non intervenga a contestare le inadempienze del gestore spetti alla Regione esercitare i “necessari poteri sostitutivi mediante nomina di un commissario ad acta”. Poteri che vanno fino allo scioglimento della convenzione con la Spa inadempiente e fuorilegge.

Se le Spa abruzzesi hanno accumulato in pochi anni debiti per 300 milioni di Euro la responsabilità va equamente distribuita tra i sindaci, i partiti, gli amministratori delle Spa nominati da questi e i presidenti di regione, Chiodi in testa, che hanno chiuso gli occhi o voltato la testa dall’altra parte per non infastidire i potentati locali e non mettere in forse il sistema clientelare dal quale essi stessi hanno tratto vantaggio.

Perché la gestione dell’acqua resti pubblica e sia sottratta ai ricatti di questi sedicenti amministratori e governatori c’è bisogno di una complessiva riforma di sistema che impedisca al “partito dell’acqua” di continuare a fare affari e clientele a danno dei cittadini ed elimini qualsiasi occasione e tentazione di fare dell’acqua una merce su cui lucrare.

Il M5S abruzzese a tale riforma sta lavorando mentre continua ad opporsi ai privatizzatori e agli scialacquatori di casa nostra.

MoVimento 5 Stelle Abruzzo

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