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Il bambino nel giorno della memoria

by • gennaio 28, 2014 • Cultura, Riflessioni a 5 StelleComments (0)7477

Qual è il significato del giorno della memoria? La Memoria è una capacità umana di conservare traccia di informazioni ed esperienze del passato.

E’ stato dimostrato che i ricordi associati ad emozioni dolorose molto intense, come lo sterminio degli ebrei al tempo del nazismo, sono molto deboli e sopravvivono nella nostra memoria in maniera significativa per non più di tre mesi.

 Questo perché il dolore non può essere tollerato troppo a lungo e deve essere in qualche modo allontanato dalla coscienza, affinché le persone vivano un’esistenza serena.

Quindi lo scopo ultimo di istituire un giorno della memoria è quello di mantenere vivo il ricordo non solo per il rispetto del popolo ebreo, ma anche e soprattutto per evitare che stragi così non accadano più. Come si fa ad impedire che l’odio si trasformi in violenza?

Comprendendone i meccanismi che lo hanno generato e creando le condizioni perché non accada di nuovo.
Alice Miller, psicoanalista polacca, ha lavorato con i bambini maltrattati focalizzando la propria attenzione sugli effetti che gli abusi subìti in età evolutiva all’interno della famiglia, comportano nella formazione della personalità adulta. La Miller nel suo libro ‘La persecuzione del bambino’, porta testimonianze e documenti relativi agli abusi e deprivazioni perpetuate da parte del padre di Hitler su Adolf  bambino. Questi maltrattamenti, secondo la psicologa polacca, sono stati la causa dell’odio di Hitler nei confronti del genere umano.
Molti sono i metodi educativi utilizzati soprattutto nel sistema familiare tedesco per spegnere e manipolare la naturale impetuosità del bambino affinché si identifichi con il progetto educativo dei genitori. Il bambino, costretto a soffocare la propria natura istintuale, da adulto non avrà più le capacità e la forza di reagire alle ingiustizie sociali accettando passivamente le imposizioni del regime dittatoriale antidemocratico:
esempio estremo è il nazismo.

Da ‘La persecuzione del bambino’:

“I trionfi di Hitler non si possono spiegare solo con le sue promesse e neppure per via del loro contenuto, bensì con la forma in cui esse furono presentate. Era la sua gestualità teatrale ad essere così familiare alle masse e a esercitare su di loro un’enorme forza di suggestione. Si trattava della stessa suggestione che subisce ogni bimbo quando il suo grande, ammirato e amato papà si degna di parlare con lui. Non ha alcuna importanza quel che lui dice. È importante invece il modo in cui lui lo dice. Il fatto che il padre severo, inaccessibile e distante si pieghi a parlare con suo figlio è senza dubbio una grossa occasione di festa, e per meritare tale onore si accetterebbe qualsiasi sacrificio di sé. Che poi quel padre sia, fra le altre cose, assetato di potere, disonesto e, in fondo in fondo, insicuro (proprio lui, quell’uomo così grosso e forte), un bambino beneducato non lo potrà mai notare. E avanti di questo passo: tale bambino non potrà imparare nulla in questa relazione, dato che la sua capacità di apprendere è stata bloccata dall’obbedienza cui ha dovuto ben presto sottostare e dalla repressione dei propri sentimenti.”

Non v’è bambino che non sia pronto ad addossarsi la colpa della crudeltà dei genitori, al fine di scaricare da loro, che egli continua pur sempre ad amare, ogni responsabilità.

Di Manuela Galli – Psicologa,psicoterapeuta.

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