IL CONSIGLIO COMUNALE DICE NO ALLA RICHIESTA DI PESCARAPORTO

by • febbraio 23, 2017 • Ambiente, Argomenti, Controinformazione, Lavori Pubblici, locali, NewsComments (0)362

Alla fine la delibera che riguarda i figli dell’avvocato difensore di D’Alfonso e di tanti altri politici abruzzesi è arrivata in Consiglio. E’ stata il frutto di un travaglio inaudito e di un masochismo considerevole da parte di questa amministrazione, che ha tergiversato, perso tempo, speso soldi e che ora cerca inutilmente di purificare la propria immagine con questo atto. Ma è troppo tardi: quando i pescaresi passeranno davanti a quel muro di cemento sul mare, potranno prendersela a ragione con questo Comune, con la Regione e il Parlamento, che insieme hanno fatto di tutto, dal 2012 ad oggi, per rendere possibile un intervento illegittimo.

Una classe politica troppe volte complice e compiacente che ha spianato la strada ad un’ammucchiata arrogante di arrivisti, bulimici di potere, sordi alle regole e desiderosi di spolpare questo territorio per lucro e speculazione.

Va ricordato in quest’aula, infatti, lo strabiliante percorso compiuto fin qui dalla Pescaraporto. E volendone ripercorrere i punti salienti di certo si può cominciare dal 2012, quando l’allora fidato Dirigente D’Aurelio, senza averne competenza, rilasciò, scavalcando il Consiglio Comunale, un permesso di costruire in deroga per un decreto sviluppo che, al posto di un parco pubblico, permetteva di costruire 3 palazzi da 7 piani. Un permesso di costruire illegittimo rilasciato su un’interpretazione a dir poco fantasiosa del Decreto di Monti e della legge regionale approvata sempre dal centrodestra.

E piuttosto che opporsi a questo, l’amministrazione di centrodestra, guidata dall’allora Sindaco Albore Mascia, decise di sostenere quel permesso illegittimo, insieme alla Pescaraporto, nel ricorso al Tar dell’hotel Regent, contro il costruendo hotel sul mare. Già perché il progetto iniziale prevedeva un grande albergo di lusso, che avrebbe creato posti di lavoro e svegliato il sonnolente comparto turistico pescarese.

Nonostante il Comune al proprio fianco, la Pescaraporto al TAR ha straperso: annullato il permesso di costruire illegittimo. L’edificazione e la premialità di volumetria aggiuntiva, dice il TAR, deve essere subordinata all’approvazione di un piano particolareggiato perchè la pianificazione non può essere piegata e stravolta da un singolo. Gli imprenditori normali avrebbero adattato i loro maestosi ideali di espansione cementifera alle più lungimiranti e democratiche norme del piano regolatore. Invece i nostri, hanno optato per un famoso detto: “se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto.”

Ecco quindi che arriviamo al 23 dicembre 2014 quando viene inserito nella legge di stabilità approvata dal parlamento, all’art. 1, un comma di sole due righe: il comma 271, che sembra scritto su misura per consentire ai privati di ottenere il via libera al mostro di cemento sul lungomare. In parlamento si approva un’interpretazione autentica della norma che ha addirittura effetto retroattivo: quel comma non solo ha legiferato sul futuro ma è di fatto intervenuto a salvare anche il permesso già rilasciato.

La legge si è adattata a Pescaraporto e gli incentivi del Decreto Sviluppo prevalgono sui piani regolatori, sui piani particolareggiati e sui piani attuativi e quindi il privato, il cemento, l’arricchimento di uno, prevalgono sul diritto e sul bene di molti. Un comma che un illustrissimo, notissimo ed indagatissimo rappresentante del PD nostrano, si vanta di aver scritto di proprio pugno e che non rappresenta una sciagura solo per Pescara ma per tutti i comuni d’Italia dove i prg si dovranno inchinare agli interessi speculativi dei privati.

Un senatore siciliano ha presentato l’emendamento, ma la relatrice al Senato della legge di stabilità era guarda caso la pescarese Federica Chiavaroli di NCD. La maggioranza PD-NCD vota la fiducia alla legge di stabilità e cancella ogni regola pianificatoria pubblica.

Arriviamo al novembre del 2015 quando, grazie all’aiutino del Parlamento, Pescaraporto questa volta stravince al Consiglio di Stato, anche grazie alla Giunta Alessandrini, che si è nel frattempo costituita per sostenere il progetto edilizio, scegliendo quindi di essere complice e compare dei Milia e dei Mammarella: gli avvocati del Comune costretti a schierarsi contro l’interesse pubblico per difendere la speculazione edilizia. Permesso di costruire vivo e vegeto quindi, iniziano i lavori. Gli hotel in riva al mare diventano uffici, cui nel frattempo è migliorata di molto la visuale tutt’attorno. Il prode condottiero della Regione ha infatti abbattuto l’ex cofa, per i bambini che volevano vedere il mare o forse di più per gli acquirenti affacciati dal 7° piano dei futuri palazzi? 

E si arriva al 2016, l’anno in cui il disegno iniziale deve finalmente compiersi. Perchè se i saggi dicono che chi si accontenta gode, qui invece si cerca il colpaccio. I Milia e i Mammarella vogliono tutto: vincere il SuperBall, fare 6 al Superenalotto e avere il biglietto vincente della lotteria Italia: uffici ed hotel illegittimi al posto del parco pubblico sul mare, che sono diventati uffici, devono diventare residenze. Cadono le ultime maschere e si palesa finalmente il vero spirito della speculazione nostrana: case in deroga alla deroga.

Parte, a questo punto, un’Odissea fatta di diffide, silenzi assensi, pareri illustri di esperti romani (risultati molto illustri, ma poco esperti e più locali che romani!) e nuovo ricorso al Tar.

2017: Sindaco balbettante e con voce stridula dichiara tutto e il contrario di tutto, stampelle sinistroidi di maggioranza che abbaiano a caso ai propri vertici senza mai mordere e che fuggono di fronte alle vere prese di posizione. Un’ ingiustificabile, penosa, inutile attesa della scontata sentenza del TAR: solo il Consiglio comunale è legittimato ad approvare il cambio di destinazione d’uso da uffici a residenze. Questa amministrazione produce allora non una ma tre delibere diverse in cui si giustifica tutto ed il contrario di tutto: prima l’interesse pubblico era far costruire sul mare ed ora non lo è più!

Infine un assessore più studioso che politico, porta in Consiglio una delibera come mai prima d’ora si era vista in quest’aula ma… “in cauda venenum” : l’ultimo stridente, disperato tentativo di intimidire i consiglieri comunali: il parere negativo della ragioneria del Comune che male interpreta e male comprende che il contributo straordinario, necessario a quantificare l’interesse pubblico, non può esistere lì dove non c’è interesse pubblico. Non possiamo dare un valore, un prezzo ad una cosa che non esiste.

E questo lungo viaggio arriva ad oggi: alla giornata in cui finalmente il Consiglio comunale di Pescara potrà dire la propria:qual è l’interesse pubblico di questa storia per la città di Pescara? 

E’ accaduto qualcosa di prodigioso: quello che a qualcuno sembrava il corso naturale degli eventi, è stato deviato. Tutto si stava compiendo ma la partita è cambiata. La Storia è cambiata. Di fronte allo strapotere sceso in campo fin qui oggi, ora noi, umili consiglieri comunali, possiamo finalmente dire basta. Possiamo finalmente dire a questi privati che non sono diversi dagli altri. Che se sono arrivati fin qui, ora questa è la linea invalicabile. Questo limite non si supererà. E, con l’ironia che solo il destino sa distribuire nelle complicate vicende umane, per dire NO, questa volta dovremo pigiare sul tastino del SI: si delibera di esprimersi negativamente sulla richiesta di variante al permesso di costruire in deroga avanzata dalla società Pescaraporto.

Perché Pescara, la città, i pescaresi che noi rappresentiamo dicono NO ALLE CASE SUL MARE. Dicono no ai poteri forti. Dicono no agli amici degli amici. Pescara dice NO a Milia a Mammarella.

Ora possiamo finalmente mettere fine ad una ingiustizia che è durata 5 anni. Qui non si tratta solo di case sul mare, ma di case che hanno occupato il posto di un parco. E si parla di un interesse privato, sostituito a quello pubblico.

A questa storia manca solo un finale, che è il sogno più grande di interesse pubblico per questa città. Abbattere quei palazzi sul mare e lasciare finalmente spazio ad un parco pubblico, così come il piano regolatore diceva.

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