Il fiume dimenticato e le risorse di tutti

by • aprile 27, 2012 • locali, NewsComments (1)858

Parlando con i miei concittadini, in particolare nei mesi di preparazione del programma e anche in questo primo scorcio di campagna elettorale, mi sono reso conto che, in generale, la percezione delle risorse del territorio di Spoltore risulta in qualche modo distorta attraverso lo specchio deformante della cattiva politica e della peggiore informazione.

Quando si parla di “risorse” infatti ognuno di noi pensa prima di tutto alla possibilità, per qualcuno già benestante e quindi in grado di investire, di fare soldi – molti soldi – realizzando qualche opera edile, qualche cementificazione, qualche discarica o impianto di trattamento di rifiuti, relegando rassegnatamente sé stesso ad un ruolo marginale quanto improbabile di impiegato nel sistema economico che ne deriverà, come un mendicante alla mensa dei potenti, ovvero – più realisticamente – di spettatore inerme di un ennesimo futuro scempio ambientale quando non addirittura di vittima, in quanto proprietario, confinante o comunque bersaglio di inquinamenti o molestie di vario genere.

Rassegnati, i cittadini di Spoltore si sono disabituati a pensare che, al contrario, le risorse di un territorio ben amministrato sono opportunità per tutti che vanno gestite e valorizzate nell’interesse della collettività. Questa concezione non è solo diversa rispetto alla precedente ma addirittura antitetica. Infatti l’interesse di pochi coincide, da sempre, con lo sfruttamento e l’impoverimento dei molti, mentre il bene comune consiste in un moderato benessere distribuito più o meno uniformemente, condizione che – appianando le disuguaglianze sociali e consentendo a tutti di vivere dignitosamente – se non permette a tutti di vivere nel lusso consente almeno di vivere con mezzi sufficienti, in armonia con sé stessi, con l’ambiente circostante e con il prossimo dando nel contempo a tutti una ragionevole sicurezza sociale nei confronti del futuro.

Ebbene, nel nostro comune, come del resto in tutto il Paese, per troppi anni si è applicato il modello dell’ingiusta disuguaglianza di opportunità con il conseguente saccheggio selvaggio delle risorse comuni. Se io ad esempio, forzando ogni logica, costruisco una zona artigianale in cima ad una collina in un cotesto agricolo, arricchisco enormemente il proprietario del terreno e il costruttore causando, però, un danno ai proprietari delle case circostanti che prima potevano vantare un bel panorama sulle colline e ora hanno un brutto affaccio su un gruppo di capannoni di cemento, agli abitanti della zona che prima vivevano in una silenziosa e salubre contrada e dopo si sono trovati adiacenti ad attività probabilmente rumorose e inquinanti, fino a danneggiare gravemente anche gli abitanti dei paesi vicini lungo le cui tranquille e silenziose stradine iniziano da un giorno all’altro a transitare camion sproporzionati ed inquinanti.

Ecco, questo secondo me è un modo disonesto di gestire il territorio.

La nostra comunità merita a mio avviso una ben diversa attenzione. Merita di tornare ad essere, per quanto possibile, il bel territorio che era prima di questa follia speculativa che l’ha mortificata per ormai troppi anni. Il piano regolatore comunale va bloccato, e va fatto di conseguenza un censimento del patrimonio immobiliare esistente che va poi messo in relazione con le possibili esigenze della comunità e del suo sviluppo nell’immediato futuro. Su questa base occorre poi ripensare completamente l’uso del suolo e del paesaggio con l’obbiettivo di dare piena dignità a tutte le attività compatibili. Penso ad esempio ad un territorio dove si torni a dare dignità, senso e valore all’agricoltura – anche come riconoscimento della sua insostituibile funzione di presidio e di manutenzione del suolo – con l’attivazione di uno o più farmer’s market comunali e l’individuazione un prodotto simbolo, territorialmente compatibile, di buona redditività, per il quale creare un marchio locale ed un sistema consortile di lavorazione e commercializzazione. Penso alla valorizzazione del patrimonio edilizio tradizionale da adibire a ricettività turistica a basso impatto, un albergo diffuso fatto di piccoli bed & breakfast negli antichi edifici del centro storico e di strutture di ricettività rurale nei casolari di campagna.

Penso alla creazione di un gruppo di acquisto di piccoli impianti fotovoltaici (3 o 6 kW) da ubicare, diffusi sul territorio, su tetti o pensiline con l’esclusione dei grandi impianti a terra, impattanti dal punto di vista visivo e paesaggistico (anche per evitare ulteriori grandi speculazioni e il sacrificio di importanti porzioni di territorio agricolo), per consentire alle famiglie di azzerare il costo della bolletta elettrica e di avere, anzi, una piccola rendita aggiuntiva.

Ma penso anche al nostro fiume dimenticato: il Pescara. Di questo fiume, le cui sponde costituiscono il confine meridionale di Spoltore per oltre otto chilometri, le nostre autorità non parlano mai. Ne ha parlato però la procura di Pescara in relazione alle indagini a proposito delle presunte pressioni politiche da parte della cosiddetta “cabina di regia” finalizzate alla modifica del regime vincolistico allo scopo di costruire due grandi torri a Santa Teresa in una zona dove, evidentemente, non si sarebbero potute costruire. Ecco, questo non è precisamente quello che io definirei un buon uso della risorsa fiume. Per me il fiume deve essere restituito alla fruizione pubblica rendendolo funzionale alle attività dei cittadini. E quindi penso a un vero parco fluviale, con una cooperativa di giovani che lo curi e lo tenga pulito evitando che faccia la fine di quello della Provincia, con piste ciclabili interconnesse e collegate con quella (purtroppo attualmente in pessime condizioni) di Pescara. Penso ad un fiume con l’acqua pulita grazie ad un’efficace attività di controllo e di manutenzione straordinaria dei depuratori e di repressione di tutti gli scarichi abusivi che una volta che il fiume sarà vissuto sarà più facile individuare e intercettare. Penso a un fiume navigabile in venti minuti da Santa Teresa al centro di Pescara – con una fermata intermedia a Villa Raspa – che consenta a circa la metà della popolazione comunale di raggiungere il capoluogo di provincia senza dover prendere la macchina, risparmiando i relativi costi al singolo e le micropolveri alla collettività. Penso a un parco fluviale vero che diventi centro sportivo e ricreativo, il luogo di socializzazione che manca al nostro Comune. Penso anche alle attività che tutto questo potrebbe consentire di sviluppare: oltre alla citata cooperativa di manutenzione, piccole attività di ristorazione o di servizi sportivi (noleggio canoe, escursioni a cavallo, pattinaggio, tiro con l’arco, etc.).

Insomma questo è il futuro del nostro comune visto con gli occhi del Movimento 5 Stelle. Confrontatelo con quanto siete abituati a vedere e a sentire dai politici che ci hanno governato finora e traete le vostre conclusioni.

Carlo Spatola Mayo
Movimento 5 Stelle di Spoltore

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One Response to Il fiume dimenticato e le risorse di tutti

  1. pietro scrive:

    sono perfettamente d’accordo con quanto scritto dal sig. carlo,direi che finalmente qualcuno riesce ad osservare le cose per come sono ed a trarne le giuste considerazioni, dobbiamo trovare e valorizzare uno stile di vita sostenibile nel rispetto del territorio e dei cittadini che lo vivono.
    a creazione di un parco fluviale che unisca l’abitato e la corretta gestione della risorsa “rifiuti” possono sicuramente far fare un salto di qualità a questo paese.
    in bocca al lupo 5 stelle siamo tutti con voi

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