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Il Marchio di Caino.

by • gennaio 14, 2015 • NewsComments (1)1553

All’ombra di un predissesto pesante come un macigno, ipoteca decennale sulla città di Pescara, l’amministrazione ignava si è affrettata a predisporre le ultime delibere di fine anno: quella che conferma le alte professionalità, dopo che qualche tempo prima sono state concepite come giusta ricompensa per qualcuno ben quattro ulteriori posizioni organizzative, o quella che sblocca l’assunzione in mobilità di varie figure professionali di categoria D, senza che fosse finalmente operata una ricognizione delle competenze fra tutte le risorse umane presenti in Comune.

Contemporaneamente sono state sbloccate le risorse per assegnare premi ai tre avvocati del Comune, anche per le cause non vinte, e si son trovati i danari per gli incarichi esterni di supporto al RUP.

Tutto ciò senza neanche attendere il piano di riequilibrio finanziario, logica conseguenza del dichiarato predissesto. Le responsabilità della grave crisi finanziaria che incombe sull’Ente, frase ossessivamente ricorrente nelle tante delibere comunali, son rimbalzate fra destra e sinistra in maniera stucchevole. La verità è semplice: a meno dei tagli ministeriali, la responsabilità è delle amministrazioni che si sono succedute negli ultimi dieci anni. Responsabilità che si annida nella spesa incontrollata e nella incapacità di gestirla nel momento in cui doveva essere necessariamente contenuta.

Il Movimento 5 Stelle ha tentato, dal suo canto, di presentare proposte concrete sul taglio delle spese comunali. Da ultimo, il piano dei cinque punti, alternativo al predissesto. Bocciato. Ancor prima e solo sul costo del personale, diverse sono state le soluzioni ipotizzate. In primis, la necessità di rivedere i comandi in entrata. L’interrogazione consiliare ha avuto risposta negativa. Forse è solo un caso che un comandato sia il collaboratore dell’interrogato. Un’ulteriore azione di concretezza ha trovato forma e contenuti nella proposta di deliberazione sui criteri in tema di organizzazione, la quale avrebbe, tra l’altro, risolto un problema di illegittimità di atti che si concatenano ormai da anni. Presentata a fine ottobre, è caduta nell’oblio più assordante. Eppure si sarebbe risparmiato ancora.

Ultimo nodo: la graduatoria dei dirigenti. Si teme il suo scorrimento.

La Giunta ha forse già approvato la delibera che lo consente o magari ha tenuto in caldo, come nel caso del piano triennale di prevenzione della corruzione, un numero in bianco, dal quale, nel momento opportuno, potranno magicamente spuntare altri dirigenti, mentre quello che già era stato assunto e che per un anno ha acquisito conoscenze e competenze specifiche è stato rimandato strategicamente a casa. Si tratterà sicuramente di un disguido.

Nel frattempo il tessuto sociale si sfalda.  

Ogni sera gli ultimi preparano i loro giacigli sotto i tetti della stazione centrale. I commerciati anestetizzati rivedono le agognate auto passare lentamente davanti ai loro negozi. Gli ambulanti disperati irrompono in Comune. I morti pagano tre volte tanto le loro ultime dimore. I genitori dei bimbi in età scolare presto pagheranno il pasto della mensa, già costoso, come quello di un ristorante. I pur pochi frequentatori dei musei saranno quanto prima un vago ricordo.

Tutto sotto un unico marchio, quello cocente di Caino che l’ignava amministrazione ha posto sulla fronte della città, in odore di dissesto.

Le mousquetaire

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