Incontro pubblico sui Rifiuti. Noi c’eravamo, ma gli altri?

by • gennaio 27, 2012 • Ambiente, Argomenti, locali, NewsComments (0)686

Mercoledì scorso ho partecipato al convegno sui rifiuti organizzato a Pescara dalla Regione Abruzzo. Una cosa scandalosa.

Abbiamo imparato che la nostra Regione è partner di un progetto Interreg – quindi prende dei soldi dalla Comunità Europea – dal roboante nome di Waste to energy, dai rifiuti all’energia. Ora uno si domanda: santa Comunità europea, ma se stabilite in una vostra Direttiva delle precise priorità per lo smaltimento dei rifiuti, mettendo nell’ordine riduzione del rifiuto, riuso e riciclaggio minimo del 65% a partire da quest’anno, cosa rimarrà da incenerire? E se non rimane che poco nulla da incenerire, che senso ha un Interreg del genere?

Tornando al convegno, la regione ha messo in campo alcuni pezzi da 90, bisogna riconoscerlo: Guerino Testa, che non è venuto, l’assessore regionale all’ambiente Di Dalmazio, che non è venuto, il sindaco di Pescara, che non è venuto (ma tanto che gliene frega, sulla brochure ci sono, è su questa base che vengono erogati i fondi!); per le relazioni tecniche – non scherziamo – c’era nientepopodimeno che il CNR, non so se mi spiego.

Orbene, il primo relatore, tal Mauro Chilante, ha fatto un corretto excursus normativo spiegandoci ciò che oramai sappiamo benissimo, le priorità, il principio di precauzione ecc. Io ero a bocca aperta, mi sono detto: vedi, pensi sempre male… se ne sono accorti pure loro che l’incenerimento non è una strada praticabile e che le norme suggeriscono tutt’altro.

Ma mi sbagliavo: quando uno ha la faccia come il culo, scusate il francesismo, cosa ci mette a fare un doppio carpiato e – dopo aver spiegato che l’incenerimento è un’opzione “residuale” dopo una politica dei rifiuti seria che in regione manca totalmente – passare la parola ad un personaggio incredibile, la parodia del funzionario pubblico degli anni 60, anziano, bruttino, gobbino, stortino e pieno di tic, tal Giuseppe Minnini (che al CNR, pare si occupi di acque. Bah!) che – meraviglia delle meraviglie – sfodera un armamentario di schede e grafici di funzionamento di tutti gli inceneritori prodotti dagli anni 70 agli anni 90 (roba del genere la studiavo all’università nell’82) e ci intrattiene – a noi poveri quattro sfigati, saremmo stati forse 15 persone, compresa la Digos e gli uscieri del Comune – per un’ora e mezza raccontandoci come incenerire i rifiuti indifferenziati. Proprio così. Vi assicuro, in ogni schema c’era, sulla sinistra del diagramma di flusso la locuzione “rifiuti indifferenziati” con classica la freccia che indica l’immissione nel sistema. Ora sarò duro di comprendonio, ma se dobbiamo differenziare per riciclare, dove lo troviamo poi il rifiuto indifferenziato da mettere in un siffatto inceneritore?

Quando a un certo punto mi sono stufato e mi sono permesso di dire al relatore che ci stava proponendo per oro colato una tecnologia dismessa da anni (l’ospite svedese, un ragazzotto simpatico che lavora in una specie di ARTA scandinava, ha parlato – successivamente – di incenerimento di combustibili selezionati, non di indifferenziato rozzamente trattato, ma gli svedesi mica hanno l’anello al naso come evidentemente la nostra regione pensa dei suoi cittadini!), a quel punto l’ottimo (si fa per dire) Antimo Amore, moderatore, si è risentito e mi ha zittito dicendo che – bontà sua – avevo parlato abbastanza e che il relatore era in ritardo perché avevamo iniziato in ritardo (bugia: abbiamo cominciato puntuali alle 16,32). Avrei voluto spiegare al dott. Amore che nei convegni seri si inizia puntuali e si finisce anche puntuali, e che il moderatore serve a far rispettare i tempi, ma ero oramai annichilito e non ne ho avuto la forza

In conclusione, abbiamo subito questa indecorosa messa in scena per la quale la regione ha incassato un po’ di soldi comunitari per farci raccontare frottole datate e ammuffite da un sedicente collaboratore del CNR (il cui titolo di studio e le cui mansioni non sono noti, il CNR è come Falqui: basta la parola) fino alle 19 e oltre (non lo so a che ora sia finito, non ce l’ho fatta più, eppoi avevo teatro!), quando il programma prevedeva domande e risposte alle 18,30. Non c’è stato dibattito, non c’è stata comunicazione, nessun interesse reciproco tra una casta e un popolo oramai ridotto a plebe sempre più distanti. Solo un po’ di tempo e un po’ di soldi pubblici buttati.

Ricordiamocelo quando ci richiederanno il voto.

Carlo Spatola Mayo,

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