LA FIGLIA DEL PUNCIUTO

by • novembre 12, 2013 • Riflessioni a 5 StelleComments (0)2873

9 maggio 1978 Cinisi,alle porte di Palermo. Un Capitano dei Carabinieri conduce le indagini di un omicidio che, per certi versi, rimarrà storico… quello di Peppino Impastato, giovane rivoluzionario siciliano presentatosi alle elezioni che di li a breve si sarebbero svolte in Sicilia, con il partito della Democrazia Proletaria.

Dopo 35 anni si conosce il mandante (Don Tano Badalamenti) e si incominciano a conoscere i depistatori, gli occultatori… uno era proprio quel Capitano, quel diligente e apparentemente integerrimo ufficiale dei Carabinieri. Dopo 14 anni quello stesso ufficiale, oltre agli alamari sul colletto, inanella stelle su stelle ed incarichi di prestigio, fino a comandare il Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) dei Carabinieri per tutta la sicilia, tra il 1990 e il 1993. Tra il 92′ e il 93′, avviene il più feroce attacco terroristico-mafioso della storia repubblicana, vengono assassinati in due differenti stragi, i simboli della lotta alla Mafia in italia e nel mondo,Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e le scorte dei due magistrati.

Il 27 dicembre del 1992, su proposta dell’allora Pres. del Cons. dei Ministri Giuliano Amato, a quel Generale che abbiamo descritto all’inizio del racconto, viene conferito il titolo e la medaglia di Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana; quali siano i reali meriti in relazione a tale onorificenza in pochi effettivamente li conoscono.

20 anni dopo, attraverso il lavoro continuo e costante della Procura di Palermo, di indagini difficilissime ostacolate da depistaggi e occultamenti tutt’ora da comprovare, attraverso anche una spinta propulsiva arrivata anche dalla società civile, il Pool di magistrati comandati da Antonino Di Matteo e Roberto Tartaglia, rinviano a giudizio 12 imputati, per quella che viene definita, una Trattativa tra lo Stato e la mafia, iniziata negli anni 80 e forse non ancora terminata.

Insieme a Totò Riina, Bernardo Provenzano, Giovanni Brusca, Calogero Mannino (UDC), Marcello Dell ‘Utri (PDL), Nicola Mancino (PD), Mario Mori (Gen. Carabinieri), Giuseppe De Donno (Col.Carabinieri), Giovanni Conso, Adalberto Capriotti e Giuseppe Gargani, c’è anche lui… Il Generale di Corpo D’Armata Antonio Subranni.

Si proprio lui, quel Generale che Agnese Borsellino (moglie di Paolo), racconta ad una sua deposizione al magistrato della procura di Caltanissetta Sergio Lari (http://m.youtube.com/watch?v=BQkv3iy4TsE), in una sera di giugno di quella terribile estate del 92′, il suo Paolo gli dice tra conati di vomito, di sapere che il Gen. Subranni è affiliato alla Mafia (in siciliano “punciuto”, termine che descrive l’iniziazione a Cosa Nostra).

Nato a Termoli il 28 agosto 1932, l’ottantunenne altissimo Ufficiale dei Carabinieri, di adozione ormai siciliana, ha un figlio e una figlia. Il figlio Ennio ha seguito le orme del padre e ricopre, guarda caso, un ruolo apicale al Roc (reclutamento operativo centrale dei servizi segreti), mentre la cara figlia Danila ha scelto di fare l'”Angelo Custode”, “l’ombra”, sempre di lato ma onnipresente, dell’attuale Ministro degli Interni, nonché segretario del PDL, Angelino Alfano…

Mi ricorda tanto uno finto stalliere, obbligato a stare nella residenza di Arcore… non vorrei che fosse anche lei obbligata a fare “la stalliera” del segretario di uno dei partiti più importanti in Italia…

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-07-06/danila-angelo-custode-angelino-064322.shtml?uuid=AaUbjdlD

 

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