La mela di Biancaneve

by • settembre 21, 2012 • Riflessioni a 5 StelleComments (0)714

Vi siete accorti che passeggiando d’estate non ci sono più farfalle che volano, cicale che cantano, uccelli che cinguettano? Si cammina in un silenzio surreale, sembra che una bomba atomica abbia sterminato tutto. Quando nel 1962 Rachel Carson pubblicò il libro “Primavera silenziosa” la parola ambiente non era ancora entrata nel vocabolario comune e purtroppo da allora poca strada è stata fatta e molta ancora bisogna farne e questo non per spirito bucolico ma per difendere la nostra salute.

Quando prendete un frutto e decidete di mangiarlo bisognerebbe prima informarsi con quale tipo di fitofarmaco è stato trattato. Qualcuno pensa che basti sbucciare il frutto per essere tranquilli ma questo purtroppo non è sempre vero. Se è stato trattato con un fitofarmaco che agisce per contatto basta semplicemente lavarlo per bene e consumarlo, se invece è stato trattato con un fitofarmaco che penetra nella buccia del frutto (ovvero avente un’azione citotropica) e non è stato rispettato l’intervallo di sicurezza (tempo di carenza ovvero il tempo minimo che intercorre tra la data del trattamento e la data del raccolto) del fitofarmaco bisogna sbucciarlo. Se invece è stato trattato con un fitofarmaco avente un’azione sistemica, ovvero che penetra all’interno della pianta, se non è stato rispettato il tempo di sicurezza ce lo ritroviamo all’interno del frutto e non lo si può mangiare.

Per capire meglio di che tipo di sostanze parliamo dobbiamo sapere che i fitofarmaci sono molto tossici sia per l’uomo che per l’ambiente. Attualmente la legislazione li divide in quattro classi di pericolosità verso l’uomo: molto tossico , tossico , nocivo e irritante. Per i primi tre occorre un patentino rilasciato dalla ASL, il quarto è libera vendita. Queste sostanze sono talmente pericolose che le norme che l’operatore deve rispettare per la difesa della propria salute e dell’ambiente prevedono l’utilizzo di maschere per la respirazione, occhiali, indumenti e divieto a sversare le acque di lavaggio delle attrezzature nei fimi, nei ruscelli ecc.

Studi approfonditi hanno dimostrato un’azione:

  1. cancerogena ovvero trasformazione di cellule normali in tumorali;
  2. teratogena cioè la trasformazione delle cellule del feto con malformazioni del nascituro;
  3. mutagena con l’alterazione del patrimonio genetico dell’individuo;
  4. sensibilizzante con l’insorgenza di manifestazioni allergiche da parte dell’individuo.

Ogni fitofarmaco ha un determinato principio attivo che dovrebbe essere impiegato con un preciso dosaggio che teoricamente non si bisognerebbe mai  superare. Purtroppo invece nella pratica comune questo dosaggio viene sempre superato perché i quantitativi da impiegare per i trattamenti sono lasciati al libero arbitrio dell’agricoltore che a sua volta è stato consigliato da un rivenditore che ha interesse a vendere tanto più prodotto possibile.

Purtroppo la legislazione è troppo permissiva e dovrebbe invece indicare chi deve prescrivere questi fitofarmaci per un loro corretto utilizzo senza arrecare danno irreversibile per l’uomo, per la fauna e per l’ambiente. Il legislatore dovrebbe legiferare per l’istituzione della ricetta redatta da un agronomo che poi certifica che tutti i tempi di sicurezza dei trattamenti effettuati sono stati rispettati, che la vendita deve essere fatta almeno da un perito agrario che si assume tutta la responsabilità, in modo tale che il consumatore sia tutelato nell’acquisto dei prodotti agricoli e protetto dalle ingerenze delle lobby delle industrie chimiche.

Se non vogliamo continuare a mangiare le mele avvelenate di Biancaneve non possiamo rimanere insensibili e inermi a questi problemi e ci dobbiamo impegnare con tutte le nostre forze a ripulire la politica dalle streghe cattive che per rispondere ai loro interessi e a quelli delle grandi multinazionali della chimica negano a tutti noi di godere sia del diritto alla salute sia al piacere di guardare una farfalla che vola su un prato.

Franco D’Aloisio

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