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Bilancio 2013. Alla resa dei conti, l’incoerenza è manifesta e la deduzione è banale.

by • agosto 4, 2014 • Argomenti, Attività in Comune, Consigli Comunali, Economia e finanze, locali, NewsComments (0)2341

Dopo aver votato – allineati e coperti- contro la revoca da noi richiesta dell’assessorato (immeritato e senza competenza) alla Sign.ina Veronica Teodoro e dopo aver votato – sempre allineanti e coperti – l’approvazione di un Piano Regolatore Portuale che consentirà una cementificazione del nostro porto da 120 milioni (che fine ha fatto la Sinistra che parla di ecologia e libertà?), il centrosinistra non si smentisce e decide di approvare un bilancio consuntivo 2013 contro il parere negativo dell’intero collegio dei revisori dei conti.

Nonostante, infatti, il pesantissimo e netto ‘NO’ all’approvazione del bilancio espresso all’unanimità dall’autorevole Organo di controllo del Collegio dei revisori dei conti, il centrosinistra votando compatto ne ha consentito l’approvazione allontanando il fantasma del commissariamento che aleggiava già da tempo su un Comune con un buco finanziario presunto di 35 milioni di euro.

E nel giorno della resa dei conti, la votazione favorevole del centrosinistra non si è espressa su dati certi e numeri inconfutabili, ma su un ragionamento ipotetico-deduttivo che il dirigente ad interim dei Tributi Guido Dezio ha chiamato a giustificazione della nota da lui stesso scritta (ed emendata poi a supporto del bilancio stesso) e  frutto appunto di un ragionamento logico-deduttivo che, come lui stesso ha dichiarato <se sia vero non lo so, ma ho imparato a mio spese che tale ragionamento ha validità processuale e che dovrebbe essere vero fino a prova contraria>.

Ed è così che il centrosinistra decide il futuro di questa città ed approva un bilancio (esponendosi anche ad eventuali responsabilità per danni erariali) sulla base di questo tipo di ragionamento, fino a prova contraria, che dovrebbe “annacquare” (per renderle più “digeribili”?) le pesanti considerazioni del collegio dei revisori per i quali invece <appare assolutamente urgente un’operazione di riaccertamento straordinario dei residui attivi e passivi> tale da condurre, insieme ad altri rilievi evidenziati, a un parere NON FAVOREVOLE per l’approvazione del rendiconto dell’esercizio finanziario 2013.

E se il collegio dei  revisori tutto sottolinea una quadro finanziario nero, il centrosinistra e il centrodestra ne smorzano “i colori” dichiarando che tale quadro non corrisponde alla realtà.

E allora le possibilità diventano solo due: fidarsi dei revisori o non fidarsi. Ed il ragionamento – tanto amato – ipotetico-deduttivo che ne consegue è piuttosto stringente.

Se si decide che i revisori hanno ragione, ammettendo così la gravità della situazione, e si procede comunque all’approvazione del bilancio allora vuol dire che si mente sapendo di mentire e che la motivazione ad approvare una situazione di tale gravità può essere, per il centrosinistra,  quella di non voler perdere la poltrona e di assicurarsi così i prossimi 5 anni di governo, mentre, per il centrodestra, la necessità di non perdere una credibilità politica dovendo ammettere una gestione pessima e disastrosa come causa di tale conseguenza.

Se, invece, si decide che l’analisi dei revisori non corrisponde alla realtà e il quadro finanziario non risulta quindi così grave, ci si deve chiedere perché in Commissione Finanze il centrosinistra parli già di aliquote al massimo e del perché il centrodestra abbia espresso la necessità di un atto di giunta per poter approvare il bilancio.

La verità è che si gioca tutto sulla responsabilità. 

Una responsabilità disciplinata dal codice civile (art.2043) e che riguarda i danni che la Pubblica Amministrazione può arrecare ai terzi con cui entra in contatto nell’esercizio della propria funzione pubblica.

Una responsabilità che si assume chi, dopo aver analizzato e valutato il bilancio, decide di votarne l’approvazione nonostante il parere negativo di un intero collegio dei revisori dei conti.

Una responsabilità che, oltre a quella civile, morale ed economica, è erariale perché la corte dei conti stabilisce una responsabilità specifica dei consiglieri per danno erariale.

Ed in questa visione che vede il consigliere comunale come padrone di una coscienza critica, ci si deve anche chiedere perché quando il partito unico ha deciso di approvare il piano regolatore portuale all’unanimità abbia fatto appello alla necessaria umiltà del consigliere di fronte ai tecnici (cit. Mascia), all’imprescindibile fiducia nei progettisti (cit. Masci), alla doverosa scelta – anche se non pienamente convinta – sulla base di carte incontestabili (SEL), mentre, al contrario, lo stesso partito unico si sia distaccato così tanto dall’amata “tecnocrazia” per ritrovare invece una così prolifica e indiscutibile capacità analitica da arrivare a contestare un organo di controllo così autorevole.

E se i tecnici sono competenti quando ci danno ragione, non lo sono più quando fanno emergere responsabilità o mettono in discussione il proprio futuro sulle poltrone?

La risposta allora è nella scelta che si decide di assumere e nel risultato che ne consegue.

Il centrosinistra ora in maggioranza vota all’unanimità un bilancio negando un buco finanziario la cui presenza era stata confessata ai giornalisti da un consigliere del centrosinistra stesso nell’ultimo consiglio comunale quando era all’opposizione,  mentre il centrodestra ora all’opposizione si astiene dal voto sull’approvazione del bilancio abbandonando l’aula (e la credibilità) perché ritiene di dover ottenere un atto di giunta che accerti il suo operato quando era alla maggioranza.

E alla fine se il ragionamento ipotetico-deduttivo ha il suo fascino e avrà anche validità processuale, il voto per rimanere sulle poltrone e il non voto per sfuggire alle proprie responsabilità hanno una concretezza tale che, alla resa dei conti, l’incoerenza è manifesta e la deduzione è banale.

Movimento 5 stelle

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