Per non dimenticare PD=PDL 4

by • settembre 3, 2013 • Riflessioni a 5 StelleComments (0)945

pd_pdl_fattiCentro-sinistra (2006-2008), governo Prodi 2. Breve ma intenso!

  1. Indulto extralarge (2006). Nel luglio 2006 centro-sinistra e centro-destra approvano l’indulto Mastella (contrari Idv, An, Lega, astenuto il Pdci): 3 anni di sconto di pena a chi ha commesso reati prima del 2 maggio di quell’anno. Lo sconto vale anche per i reati contro la pubblica amministrazione (che sul sovraffollamento della carceri non incidono per nulla), compresa la corruzione giudiziaria, altrimenti Previti resterebbe agli arresti domiciliari. Una nuova legge ad personam che regala anche al Cavaliere un «bonus» di tre anni da spendere nel caso in cui fosse condannato in via definitiva.
  2. Ordinamento Mastella (2006-2007). Dopo aver solennemente promesso agli elettori di cancellare l’ordinamento giudiziario Castelli prima che entrino in vigore i decreti delegati, il ministro della Giustizia Clemente Mastella si mette d’accordo col centro-destra per farlo passare quasi tutto, con qualche modesta correzione. Entrano in vigore inalterate le norme che verticizzano le procure e riformano gli illeciti disciplinari dei magistrati. I ritocchi riguardano gli altri 8 decreti delegati di Castelli. Il risultato finale è devastante: ciascun magistrato dovrà frequentare ogni quattro anni una speciale Scuola della magistratura (tre le sedi: a Bergamo, a Firenze e a Benevento, collegio elettorale del ministro) e, al termine, superare ogni volta un esame di professionalità. Dopo una bocciatura subirà il blocco dello stipendio; dopo due bocciature potrà essere revocato dalle funzioni; alla terza bocciatura dovrà essere rimosso. Un corso speciale, con annesso esame attitudinale, dovrà subire chi vuole passare dalla requirente alla giudicante o viceversa: e potrà farlo solo dopo cinque anni di servizio nella funzione precedente, e solo se cambierà distretto. Di fatto, è la separazione della carriere (mascherata da «distinzione delle funzioni»). Non solo: chi ricopre incarichi direttivi (procuratore capo, presidente di Tribunale o di Corte d’Appello) o semidirettivi (procuratore aggiunto) non può durare in carica più di 8 anni, poi è obbligato a cambiare sede oppure perde il posto e viene degradato a (per esempio a sostituto procuratore): una norma che decapita decine di procure e tribunali per mesi e mesi. Non basta ancora: per partecipare al concorso di accesso alla magistratura non basterà più la laurea in legge: bisognerà essere avvocati da almeno tre anni o giudici di pace o magistrati amministrativi o avere svolto incarichi in università o in uffici pubblici. Il che impedirà a chi proviene dai ceti più umili e non può permettersi di gravare sulla sua famiglia, di indossare la toga. Ultima sciagura: i magistrati di prima nomina (quelli che hanno già svolto un anno e mezzo di «uditorato», cioè di tirocinio accanto a un collega esperto e anziano) non potranno più fare i pm né i giudici monocratici. Siccome le sedi più disagiate, di solito, si reggono proprio sui «giudici ragazzini» distribuiti dal Csm nei posti vacanti messi a concorso per le toghe di prima nomina, mentre in seguito sono i magistrati a scegliere dove lavorare, il risultato sarà disastroso: nel giro di due anni il folle divieto della Mastella aprirà voragini in decine di procure portandole alla paralisi per mancanza di pubblici ministeri. Unica nota positiva: il Csm torna a 30 membri (20 togati e 10 laici): quanti erano prima che il governo Berlusconi li riducesse a 24.
  3. Segreto di Stato su Sismi e Abu Omar (2006-2007). Quando, nel 2006 la procura di Milano scopre che uomini del Ros e i vertici del Sismi (il generale Niccolò Pollari, il suo vice Marco Mancini e il fido analista Pio Pompa) hanno aiutato la Cia a sequestrare, nel 2003 a Milano, l’imam egiziano Abu Omar, poi deportato e torturato per mesi in Egitto, e li fa rinviare a giudizio, il governo Prodi pone il segreto di Stato (come già il governo Berlusconi all’inizio del 2006), salvando Pollari e Mancini da sicura condanna. E solleva ben due conflitti di attribuzione fra poteri dello Stato dinanzi alla Consulta contro i giudici di Milano, che si ostinano a processare gli spioni per sequestro di persona in base a elementi che non ritengono coperti da segreto di Stato. Non solo, ma il segreto di Stato viene apposto anche sull’archivio riservato, trovato dalla Digos nell’ufficio segreto di Pompa in via Nazionale a Roma, con dossier su magistrati, giornalisti e politici sgraditi a Berlusconi. Non contento, il centro-sinistra il 3 agosto 2007 vara pure la riforma dei servizi segreti, che contiene un codicillo salva-Pollari: quello che obbliga gli 007 a non rispondere ai giudici su fatti coperti da segreto di Stato. Così Pollari sosterrà di non potersi difendere da accuse che ritiene ingiuste perché, facendolo, violerebbe il segreto. Pollari e Mancini verranno assolti, sebbene colpevoli, perché con la nuova legge sono «improcedibili».
  4. Salva-Telecom (2006). Il 20 settembre 2006 i giudici di Milano arrestano Luciano Tavaroli, fino a pochi mesi prima capo della security Telecom e altre 20 persone legate alla struttura, con l’accusa di aver spiato e schedato per anni dipendenti, fornitori, giornalisti scomodi, politici e imprenditori. L’archivio accumulato dai Tavaroli boys, migliaia di fascicoli e dossier, terrorizza il mondo politico. Che decide in tutta fretta, d’amore e d’accordo, l’immediata distruzione dei dossier, prim’ancora di sapere che cosa contengono. Mastella vara in pochi giorni un provvedimento che ordina ai giudici di bruciare immediatamente tutto il materiale sequestrato. È il decreto 259, intitolato «Disposizioni urgenti per il riordino della normativa in tema di intercettazioni telefoniche». Il Consiglio dei ministri lo approva il 22 settembre. A nulla valgono le obiezioni dei magistrati e dello stesso ministro Di Pietro: i dossier sono il corpo del reato, mandarli al macero prima del processo è come bruciare una busta di polvere bianca appena sequestrata senza prima appurare se è farina o cocaina. O gettar via una pistola senza prima accertare se è un giocattolo o una P38. Il parlamento converte in legge il decreto, con qualche modifica, il 19 novembre con 413 sì, 1 no e 142 astenuti (Forza Italia, che avrebbe voluto peggiorare il testo un altro po’). Sarà il gip su richiesta del pm, a disporre la distruzione dei materiali illegalmente raccolti. Se però questi sono corpo di reato, il pm deve chiederne la secretazione e la custodia in un luogo protetto. Chi detiene «consapevolmente» informazioni illecite rischia fino a 5 anni di carcere. Chi le pubblica, multe da 50 mila a 1 milione di euro. Ma non basta, perché nella riforma dei servizi segreti del 2007, oltre alla norma salva-Pollari, ce n’è anche una salva-Telecom. Stavolta è nascosta nel decreto attuativo della riforma, varato l’8 aprile 2008. Fra le ragioni che possono giustificare il segreto di Stato, c’è anche «la tutela di interessi economici, finanziari, industriali, scientifici, tecnologici, sanitari ed ambientali». Una definizione talmente ampia e generica da comprendere tutto, anche i rapporti tra Sismi e Telecom. Infatti Mancini sostiene che c’era un filo diretto tra la security Telecom e il Sismi per scambi di informazioni. Dunque, come Pollari per Abu Omar, farà scena muta al processo, opponendo il segreto di Stato, che il governo Berlusconi si affretterà a confermare.

Il prossimo articolo è quello che parla del terzo governo berlusconi

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