Per non dimenticare PD=PDL 5

by • settembre 8, 2013 • nazionali, News, Riflessioni a 5 StelleComments (0)926

1175001_645086202183311_2039731769_nEd eccoci arrivati all’ultima puntata del resoconto sull’attività parlamentare dei due principali partiti italiani. 80 punti che smascherano definitivamente i due finti nemici, quelli che davanti alle telecamere si scannano e in parlamento vanno a braccetto.

L’analisi è stata fatta fino al 2010 perché dopo hanno definitivamente calato la maschera perché vi faccio notare che sia il governo Monti che quello Letta sono appoggiati ufficialmente sia dal pd che dal pdl. Allora di cosa stiamo parlando? Dov’è la differenza?

Chiudo con una chicca: cosa possiamo pensare come massima espressione della differenza tra pd e pdl? Potremmo andare a fare un confronto tra l’attività parlamentare di Rosy Bindi e Mara Carfagna… eccola http://parlamento17.openpolis.it/parlamentare/comparaDeputati/217/272/1 Bene, 97,1 % di voti in comune. A voi ogni altra considerazione.

Chiudiamo con il Centro-destra (2008-2010), governo Berlusconi 3

  1. Lodo Alfano (2008). Nel luglio 2008, alla vigilia della sentenza nel processo Berlusconi-Mills, il Pdl tornato al governo approva la legge Alfano (detta impropriamente «lodo») che sospende i processi ai presidenti della Repubblica, della Camera, del Senato e del Consiglio sino al termine della carica. Si bloccano così per un anno e mezzo i processi Mills e Mediaset a carico di Berlusconi. Poi, nell’ottobre 2009, la Consulta boccia la legge Alfano in quanto incostituzionale e i processi ricominciano per qualche mese.
  2. Legittimo impedimento (2010). Dopo aver tentato invano di varare la controriforma detta «processo breve» (che fulmina tutti i processi che durino più di 6 anni e mezzo, e quelli in corso in primo grado da più di 3 anni, compresi dunque quelli a carico del premier), per l’ostilità dei finiani, così come quella che di fatto abolirebbe le intercettazioni e imbavaglierebbe la cronaca giudiziaria, all’inizio del 2010 Berlusconi riesce di nuovo a congelare i suoi due processi (ai quali s’è aggiunto quello sul caso Mediatrade): il 10 marzo 2010 viene approvata una legge del ministro Alfano che rende automatico il «legittimo impedimento» a comparire nelle udienze per il premier e i ministri. E non solo per le attività di governo, ma anche per quelle «preparatorie e consequenziali, nonché comunque coessenziali alle funzioni di governo». Il tutto per una durata di 6 mesi, prorogabili fino a 18. Basterà una certificazione della presidenza del Consiglio e i giudici dovranno fermarsi, senza poter controllare se l’impedimento sia effettivo e legittimo. Il tutto in attesa della soluzione finale, cioè della nuova legge ad personam: il lodo Alfano bis, da approvarsi con legge costituzionale, che metterebbe definitivamente al riparo il capo dello Stato e quello del governo (e forse anche i suoi ministri) dai processi, anche per reati commessi prima di entrare in carica ed estranei dall’esercizio delle funzioni. Il nuovo scudo serve, recita la legge 51 in vigore dal 7 aprile 2010, per garantire loro «il sereno svolgimento delle funzioni». Risultato: i processi a Berlusconi sono sospesi fino all’ottobre 2011. Ma il 13 gennaio la Consulta ha ritenuto parzialmente incostituzionale il legittimo impedimento, affidando al giudice la valutazione degli impegni del premier.
  3. Più Iva per Sky (2008). Il 28 novembre 2008 il governo raddoppia l’Iva a Sky, la pay-tv di Rupert Murdoch, principale concorrente di Mediaset, portandola dal 10 al 20 per cento.
  4. Meno spot per Sky (2009). Il 17 dicembre 2009 il governo Berlusconi vara il decreto Romani che obbliga Sky a scendere entro il 2013 dal 18 al 12 per cento di affollamento orario di spot.
  5. Più azioni proprie (2009). La maggioranza aumenta dal 10 al 20 per cento la quota di azioni proprie che ogni società può acquistare e detenere in portafoglio. La norma viene subito utilizzata dalla Fininvest per aumentare il controllo su Mediaset.
  6. Decreto ad listas (2010). Visto che le liste del Pdl sono state presentate fuori tempo massimo nel Lazio e senza timbri di autenticazione a Milano, il governo vara un decreto «interpretativo» che stravolge la legge elettorale, sanando ex post le illegalità commesse per costringere il Tar a riammetterle. Ma non si accorge che, nel Lazio, la legge elettorale è regionale e non può essere modificata da un decreto del governo centrale. Così il Tar ribadisce che la lista è fuorilegge, dunque esclusa.
  7. Ad Mondadori 3 (2010). L’Agenzia delle entrate contesta alla Mondadori il mancato pagamento di 173 milioni di euro di tasse evase nel 1991, in occasione della fusione tra Amef e Arnoldo Mondadori, dopo che il maggior gruppo editoriale italiano passò da De Benedetti a Berlusconi in seguito a una nota sentenza comprata da Previti con soldi del Cavaliere. Mondadori ricorre in primo e secondo grado vince la causa, ma il fisco ricorre in Cassazione e lì c’è un giudice molto severo che rischia di dar torto all’azienda berlusconiana. Così il premier vara un decreto, il 40/2010, che consente a chi ha vinto la causa in due gradi di giudizio di chiudere il contenzioso fiscale in Cassazione versando solo il 5 per cento del valore della lite. Così, invece di 173 milioni (che poi salirebbero a 350 con gli interessi), Mondadori se la cava con 8,6 milioni.
  8. Lodo ad Legam (2010). Per salvare i leghisti delle camicie verdi ancora imputati a Verona per costituzione di formazione paramilitare fuorilegge (gli altri due reati sono già stati depenalizzati nel 2005), ecco una norma ben nascosta in un decreto omnibus, il 66/2010 approvato a marzo ed entrato in vigore a ottobre col titolo «Codice dell’ordinamento militare». Il decreto comprende la bellezza di 1085 norme e, fra queste, la numero 297, che abolisce il decreto legge 43 del 14-2-1948: quello che puniva col carcere da 1 a 10 anni «chiunque promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni di carattere militare, le quali perseguono, anche indirettamente, scopi politici» e si organizzano per compiere «azioni di violenza o minaccia». Il trucco c’è e si vede: un provvedimento che abroga una miriade di vecchie norme inutili viene usato per camuffare la depenalizzazione di un reato gravissimo. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa parla di «errore materiale», facilmente sanabile con un errata corrige. Ma il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, a suo tempo imputato a Verona, dice che non si può e che la norma non l’ha voluta lui, ma l’apposita commissione tecnica istituita dal governo Prodi. La commissione però lo smentisce. Al giudice di Verona, alla ripresa del processo, non resterà che prendere atto della depenalizzazione anche dell’ultimo reato e prosciogliere tutti gli imputati.
  9. Salva-generali di Nasiriyya (2009). Onde evitare l’accusa di legiferare soltanto ad personam per il premier, anche in questa legislatura il centro-destra pensa anche ad altre personas. Per esempio, dando un’altra mano a Pollari e Mancini, apponendo il segreto di Stato anche nei processi per le schedature del Sismi e per i dossieraggi Telecom. Poi apparecchia una legge su misura per gli ufficiali imputati nei due processi in corso al Tribunale militare di Roma per la strage di Nasiriyya: cioè accusati di non aver fatto tutto il possibile per proteggere gli impianti e gli uomini loro affidati, agevolando così il lavoro dei kamikaze che il 12 novembre 2003 uccisero 19 italiani e 9 iracheni presso la base del nostro contingente militare in Iraq. La norma è nascosta nelle pieghe della legge che proroga le missioni militari italiane all’estero approvata il 29 dicembre 2009: i Tribunali militari, per procedere nei confronti di un soldato o di un ufficiale, dovranno avere il via libera del ministero. Nella vicenda di Nasiriyya, dunque, dovrebbe essere il ministro La Russa a chiedere di mandare alla sbarra i generali. Traduzione: il processo evaporerà per sempre. Gli avvocati delle vittime ritengono però che la «riforma» sia incostituzionale e chiedono al Tribunale militare di sollevare la questione davanti alla Corte Costituzionale.
  10. Salva-rifiuti (2008). Il 27 maggio 2008, appena insediato il governo Berlusconi-3, vengono arrestate a Napoli 25 persone, tra cui funzionari e dipendenti del commissariato per l’emergenza in Campania. Secondo l’accusa, avrebbero consentito per anni di smaltire in discariche a cielo aperto rifiuti «tal quali» spacciandoli per «ecoballe» ecologicamente trattate con la complicità dell’impresa Fibe-Impregilo che avrebbe dovuto curare i trattamenti, «con grave pregiudizio per l’ambiente e la salute pubblica». Agli arresti domiciliari finisce, fra gli altri, Marta Di Gennaro, la vicecommissaria del neosottosegretario alla Protezione civile e commissario ai rifiuti, Guido Bertolaso, pure lui indagato. Ed ecco pronto un decreto del governo Berlusconi per sterilizzare l’azione dei magistrati: il 90/2008. Oltre a militarizzare le nuove discariche per allontanare le proteste dei cittadini, il decreto deroga alle norme nazionali ed europee sullo smaltimento dei rifiuti e consente di seguitare a sversare nelle discariche campane anche quelli tossici e pericolosi; punisce col carcere chi abbandona rifiuti ingombranti o pericolosi nelle strade della Campania; attribuisce al procuratore capo di Napoli la competenza regionale sui reati legati ai rifiuti e all’ambiente e a un organo collegiale l’adozione delle misure cautelari per gli stessi reati, espropriando così le altre procure campane e creando una mostruosa superprocura centralizzata per i rifiuti. Il Csm denuncia il contrasto fra il decreto e il principio costituzionale dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, per la norma che prevede una tipologia di reato ad hoc solo per i rifiuti ingombranti abbandonati in Campania. Il decreto finisce dinanzi alla Consulta per un’eccezione sollevata dal tribunale di Torre Annunziata: il decreto punisce certi comportamenti solo in Campania, non nel resto d’Italia, in barba al principio di eguaglianza.
  11. Salva-beni mafiosi (2008). Il più grosso regalo del governo alle mafie è la norma, contenuta nella legge finanziaria approvata nel dicembre del 2009 per il 2010, che consente la vendita all’asta di tremila immobili confiscati alle mafie, destinando la metà dei proventi al ministero dell’Interno e l’altra metà al ministero della Giustizia. Si tratta di immobili che non possono essere destinati «a finalità di pubblico interesse». Risultato: siccome nei territori controllati militarmente dai clan nessun cittadino avrà mai il coraggio di acquistare i beni appartenenti a un mafioso, gli unici soggetti che parteciperanno all’asta pubblica saranno i prestanome degli stessi boss, che potranno così mostrare la loro onnipotenza riappropriandosi dei beni confiscati. A nulla valgono le proteste di magistrati, opposizioni e associazioni antimafia.
  12. Scudo fiscale (2009). Nel giugno del 2008 il governo smantella subito l’Ici, la tassa comunale sulle abitazioni per tutte le prime case, escluse quelle signorili, le ville e i castelli (appena 40 mila unità immobiliari a uso abitativo su 31 milioni censiti in tutto il paese). Una norma smaccatamente pro ricchi, visto che per chi pagava fino a 100 euro di Ici all’anno, cioè per il 40 per cento dei proprietari di prime case, l’Ici l’aveva già abolita il governo Prodi nel 2008, esentando quei 7 milioni di famiglie che vivono nelle case più modeste e prevedendo maggiori detrazioni per i restanti 10 milioni. Ora nemmeno questi ultimi – i redditi medio-alti – pagheranno più un euro, con un costo per lo Stato di quasi 4 miliardi di euro. Il tutto a opera del governo che predica il «federalismo fiscale» e poi abolisce l’unica tassa federale, fra l’altro a prova di evasione. Ma non basta, perché subito dopo arriva il nuovo scudo fiscale. Il terzo della lunga era Tremonti, che aveva solennemente giurato di non farlo mai più. Funziona come gli altri due, con la differenza che sui capitali fatti rientrare, in cambio dell’anonimato e dello «sbiancamento», il governo chiede alle banche di trattenere una tassa non del 2,5, ma del 5 per cento. Comunque una miseria, specie in tempo di crisi finanziaria mondiale. In sede di conversione, poi, scompare addirittura l’obbligo per le banche di segnalare le operazioni sospette all’antiriciclaggio e vengono condonati alcuni gravissimi reati finanziari, contabili e tributari collegati con l’esportazione di capitali occulti. Lo scudo poi non si applica soltanto al denaro, ma anche alle case, agli yacht e ai beni di lusso in generale, che ovviamente restano dove sono, cioè all’estero

Spero che ora sia chiaro a tutti perché non possiamo fare accordi con nessuno.

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