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Pescara riparte dal porto

by • novembre 9, 2013 • Ambiente, Argomenti, locali, NewsComments (1)2112

Ieri siamo stati ad un convegno dal titolo quanto meno ambizioso: “Il Porto: un mare di possibilità“. Sul titolo non ci sono dubbi, il porto deve essere il fulcro della rinascita economica e culturale di Pescara, una base d’appoggio funzionale per pescatori ed operatori commerciali ma anche un attrattore di traffico turistico che valorizzi la vocazione commerciale della nostra città. Ma quello che ho sentito dire al convegno ha superato ogni immaginazione.

Siamo partiti dai voli pindarici su Pescara punto di attracco di navi da crociera che allo stato mi sembrano come minimo prematuri. Chiunque si intenda di questi argomenti sa che perché questo possa avvenire non basta un porto capace di far attraccare questi giganti ma ci vuole un’azione di marketing e di accoglienza turistica che in questo momento è pura utopia. Intanto pensiamo a far ripartire il traffico passeggeri che già avevamo, pensiamo a ragionare su come collegarci all’altra sponda dell’Adriatico. Un conto è pensare a riportare un turismo come quello della Tiziano o della SNAV, un altro è pensare agli ipotetici inchini dei futuri Capitan Schettino. E invece questi signori agitano l’ennesimo specchietto per le allodole ingolosendo i cittadini per far passare progetti che ingrasseranno le tasche dei soliti noti lasciando invece ai cittadini l’ennesima cattedrale nel deserto.

Poi abbiamo sentito gli interventi dei politici: Moreno Di Pietrantonio che tuona contro la burocrazia. “Ma dove vogliamo andare? Aspettiamo da mesi una firma dalle regione e non arriva!” dimenticandosi di dire che quella firma non arriva perché il Piano Regolatore Portuale è sotto procedura VAS ed ha ottenuto ben 20 osservazioni da parte di armatori, ambientalisti, geologi, ordine degli ingegneri della provincia di Pescara. Poi è la volta di Guerino Testa che vi vanta del fatto che la soluzione da lui proposta sarebbe costata meno di quella attuata alla fine dimenticandosi di dire che la sua proposta prevedeva lo scarico a mare di fanghi inquinati ed avrebbe quindi creato un grave problema ambientale.

Poi è toccato ai tecnici. L’ing. Noli e l’ing. De Girolamo coautori del nuovo Piano Regolatore Portuale. Dopo la testuale dichiarazione dell’ing Noli

”In realtà questa diga foranea, che ha dato tanti fastidi, dal punto di vista tecnico sembrava realizzato bene. In effetti, lo confesso, non mi ero accorto di questo problema grosso che nasceva e che era determinato sia dall’insabbiamento di tutta la parte portuale sia dalla migrazione di tutta la corrente del fiume verso le due parti del porto ed in particolare verso la spiaggia a nord-ovest”

un paio di domande mi vengono spontanee. Come sono stati fatti i calcoli che dovevano prevedere l’interramento provocato dalla diga? Chi ci garantisce che ora invece i calcoli sono stati fatti bene?

Insomma, la solita politica, i soliti tecnici, quelli che ha creato questo disastro (qui trovate un po’ di storia) che vogliono convincerci che invece adesso hanno le soluzioni giuste per risolvere i problemi che loro stessi hanno creato. Noi non ci caschiamo più, anche perché la realtà è un’altra ed è sotto gli occhi di tutti. Nell’ultimo incontro con i pescatori il Comandante della stazione marittina di Pescara Pozzolano ha detto

Senza gli interventi di lunga portata previsti e senza una programmazione riguardante il Piano Regolatore Portuale, il porto di Pescara potrebbe anche chiudere

e in questa frase è racchiuso tutto il nocciolo della “questine porto”. Da questa frase partono una serie di riflessioni che meritano un’approfondimento puntuale.

PRP piano regolatore portualeC’è il Piano Regolatore Portuale al quale diciamo un netto no. Qualcuno dirà “ecco i soliti disfattisti che dicono no a tutto, anche ad un’opera che darà sviluppo alla città“. Purtroppo questo è il solito inganno. Questo Piano Regolatore Portuale è un autentico ecomostro che invece di risolvere il problema lo farebbe riproporre dopo pochissimo tempo ma decuplicato. Costruire un gigante di questo tipo (le parti in rosso sono i moli odierni e la diga foranea) non ha nessun senso e lo dicono tutti: armatori e comandanti dei pescatori, l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Pescara, geologi, associazioni ambientaliste, insomma la VAS lla quale è sottoposto il Piano Regolatore Portuale ha ricevuto 20 osservazioni. Eppure come non ci voleva un genio a capire che mettere una diga foranea così vicino allo sbocco del porto avrebbe fatto da tappo ai sedimenti non ci vuole un genio oggi a capire che far fare al fiume una esse sarebbe ancora più catastrofico. E allora perché portare avanti questo progetto? forse perché un progetto da centinaia di milioni di euro fa gola ai soliti noti?

C’è l’incapacità dei politici che sono riusciti prima a creare il problema (bastava fare quello che si è sempre fatto e cioè DRAGARE per non creare questa situazione) e poi a non risolverlo come spiego in un post di un anno e mezzo fa dove racconto La strana storia del dragaggio. Incapacità che ha portato a  una montagna di soldi pubblici buttati al vento e vettori turistici che scappano e che non torneranno nemmeno nel 2014.

Ci sono i danni economici alla città che la Camera di Commercio stimava a fine 2011 (2 anni fa) in 25 milioni (Articolo de Il Centro) e secondo la Capitaneria di Porto altri 15 se ne sono persi soltanto nel primo quadrimestre del 2012 (Articolo de Il Centro). E da allora sono passati altri 2 anni.

Infine c’è un futuro a tinte fosche in bilico tra la chiusura evocata da Pozzolano e la realizzazione di una nuova cattedrale nel deserto. Eppure le alternative ci sarebbero eccome. Ci sono progetti alternativi che però hanno il “difetto” di costare un decimo del Piano Regolatore Portuale, ci sono soluzioni tecniche per non fare interrare più il porto che vanno da diversi tipi di draghe a sistemi di estrazione in continuo, ci sono metodi per usare i fanghi, anche inquinati, invece che pagare a caro prezzo per gettarli in discarica. A proposito ma perché invece di essere smaltiti i fanghi sono ancora accatastati su una vasca di colmata che era già stata riempita con fanghi provenienti dal dragaggio fatto negli anni passati? c’è pericolo?

Insomma, la solita storia. Ma in tutto questo noi cittadini dobbiamo fare anche autocritica. Se tutto questo accade è perché Pescara non ha ancora capito che il porto non è un problema solo dei pescatori ma di tutta la città. Riavere un porto funzionante ed efficiente significherebbe far lavorare i pescatori e gli operatori commerciali del porto e le aziende dell’indotto, far tornare i turisti con indubbi vantaggi per una città a vocazione commerciale come Pescara. Decine di milioni di euro che in un periodo di recessione economica come questa sarebbero una boccata d’ossigeno per tutta la città.

Pescara riparte dal porto ma questa volta dobbiamo cambiare i conducenti!!!

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One Response to Pescara riparte dal porto

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