Spoltore a 5 Stelle – La credibilità nella pattumiera

by • aprile 5, 2012 • UncategorizedComments (0)762

Sul mio balcone a Villa Raspa ho la compostiera. La mia compostiera è uno strumento estremamente semplice ed economico essendo costituita da una cassetta di quelle che si usano per la raccolta delle olive dove mia moglie ed io buttiamo gli scarti di cibo, bucce della frutta, scarti di verdura e cose del genere alternando di tanto in tanto uno strato di segatura. Ho iniziato da un paio di mesi e la cassetta non è piena che a metà poiché, rimanendo all’aria, i rifiuti si disidratano riducendo il proprio volume. Al termine del processo di compostaggio il mio rifiuto organico si sarà trasformato in una cassetta di ottimo terriccio che potrò utilizzare per i fiori o nell’orto. Il tutto a chilometri zero e a costo zero per l’ambiente e la società.

In pratica da due mesi io non conferisco più il mio organico al servizio di raccolta comunale e ho così diminuito di circa un terzo il quantitativo di rifiuto prodotto dalla mia famiglia. In cambio, però, non ne ricevo alcun vantaggio: la mia bolletta della TARSU sarà identica a quella che avevo prima e a quella delle altre famiglie come la mia che conferiscono il proprio organico nel sistema di raccolta comunale. E questo non è certo di stimolo a far sì che altri seguano il mio esempio.

Come mai il nostro Comune non ha fatto propria questa pratica, promuovendola e proponendola come hanno fatto altri comuni, anche in Abruzzo, incentivandola magari con l’adozione di una tariffa di smaltimento proporzionale al quantitativo di indifferenziato conferito? Non è dato saperlo. L’unica cosa certa è che la frazione organica raccolta a Spoltore, che quindi non viene compostata in casa, non viene nemmeno conferita in un impianto di compostagio in provincia di Pescara, semplicemente perché non ne esistono, e non viene nemmeno compostata in un impianto abruzzese (ve ne sono ad Aielli e a Castel di Sangro) al costo di 70 euro a tonnellata. No, la frazione organica dei nostri rifiuti viene spedita a Rovigo, al costo di 230 euro a tonnellata. Considerato che la frazione organica è composta per l’80% da acqua questo equivale a dire che per l’incapacità di chi ci ha governato e ci governa siamo costretti, da anni, a trasportare acqua – al costo di 230 euro al metro cubo – fino a Rovigo per farla evaporare. E questo è assolutamente folle. Penso davvero che qualcuno dei nostri amministratori pubblici (uscenti ed entranti con la medesima disinvoltura nelle sale consiliari e nelle patrie galere) dovrebbe spiegarci il motivo di certe scelte.

Qualcuno dirà: però a Spoltore facciamo la raccolta differenziata. E’ vero, ma nel valutare le capacità di un Comune nell’organizzare il proprio sistema di smaltimento rifiuti non è sufficiente che “esista” un sistema di raccolta differenziata più o meno funzionante: bisogna valutare “quanto” viene effettivamente differenziato.

La raccolta differenziata in ambito comunale risulta al mese di marzo 2010, pari al 40% (fonte: sito web del Comune di Spoltore). Peccato che l’art. 205 del D.Lgs. 152/06 stabilisca invece i seguenti obbiettivi: 45% entro dicembre 2008, 65% entro dicembre 2012. Gli enti che non centrano questi obbiettivi di legge pagano una soprattassa sul rifiuto conferito in discarica, soprattassa che naturalmente pagano i cittadini in silenzio e senza fiatare, anche perché agli stessi cittadini nessuno dice niente.

Insomma a Spoltore la questione dell’immondizia puzza davvero. E non c’è da meravigliarsene. Il nostro comune è il centro nevralgico degli interessi del gruppo che di fatto ha monopolizzato lo smaltimento dei rifiuti in Abruzzo, i cui esponenti di spicco sono stati pizzicati in numerose intercettazioni in atteggiamenti troppo familiari con politici e amministratori di vario livello e con i dirigenti regionali competenti. E questo induce a pensare male.

E allora, se si pensa male viene il sospetto che l’incapacità di progettare il compostaggio domestico o comunque a scala locale sia dovuta al fatto che l’esoso trasferimento in Veneto del nostro organico può certamente fare arricchire – e molto – qualcuno a spese del pubblico; e che il fatto che non si riesca a riciclare oltre il 40% nonostante il sistema di raccolta porta a porta non sia dovuto a qualche avverso influsso astrale quanto piuttosto alla necessità, una volta sbandierato un simulacro di rispetto delle norme, di non intaccare eccessivamente gli interessi di chi gestisce le discariche; e che il fatto che si lascia che le discariche si saturino senza trovare soluzioni in tempo utile sia funzionale solo a creare l’emergenza per poi proporre come soluzione un bell’inceneritore cancerogeno.

No, cari amministratori pubblici uscenti, no cari dirigenti regionali amici degli imprenditori dell’immondizia, noi non vi crediamo più: l’immondizia non è un problema senza soluzioni, siete voi che lo fate diventare tale per insipienza o, più probabilmente, per malaffare. Le soluzioni ci sono e sono nel rispetto della direttiva europea e della legislazione nazionale. Ridurre i rifiuti con provvedimenti legislativi e amministrativi idonei, promuovere il riutilizzo e, soprattutto, riciclare. E’ facile, e lo fanno già in tutto il mondo. Se non siete capaci è ora che togliate il disturbo.

Carlo Spatola Mayo

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